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Carlo De Agnoi inizia a fotografare nel 1970 e percorre tutte le tappe convenzionali per arrivare agli inizi degli anni '90 con un discreto bagaglio tecnico e compositivo. Nel 1992 scopre la multivisione, una forma di espressione artistica che unisce in maniera creativa l'immagine con la musica, e la sua fotografia si trasforma in ricerca.
All'inizio si volge verso il paesaggio e la natura in generale che cerca di ritrarre in maniera estremamente pulita ed essenziale cercando di valorizzarne la forza e la bellezza.
Con l'andare del tempo nasce però la voglia di esplorare anche il mondo dell'uomo e così l'indirizzo fotografico subisce una radicale trasformazione.
L'interesse per il reportage etnico e documentaristico lo porta a visitare molti paesi tra cui gran parte dell'Europa, India, Nepal, Ladakh, Birmania, Cambogia, Vietnam, Cina, Turchia, Niger, Algeria, Libia, Tunisia, Marocco, Egitto, Etiopia, Ciad, Kenya, Tanzania, Namibia, Uganda, Stati Uniti, Cuba, Perù.
Molti dei suoi lavori raccontano storie e mostrano immagini di questi luoghi, spesso proposti in modo estremamente personale.
Sovente la gente gli chiede cosa lo spinge a viaggiare:
"...è trovare nei popoli stranieri quei tratti che ci accomunano, avvicinarmi ad essi con una curiosità mai appagata di conoscenza, ma con il rispetto dovuto ad esseri umani che come me sono il prodotto di una cultura dalle radici profonde.
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Pur riconoscendomi figlio del mio tempo e della mia società, non posso nascondere che la nostra vita civile pian piano va smarrendo il significato del rapporto umano.
Pertanto sento il bisogno di riscoprire, in civiltà non ancora stravolte dagli effetti collaterali del progresso, il significato di parole come semplicità, accoglienza, dono, sacrificio, offerta, tradizione...
D'altro canto non resto indifferente neppure di fronte agli aspetti negativi o meno nobili che scopro nelle genti che incontro lungo i miei viaggi: crudeltà, potere, sopraffazione, prepotenza...
Ma pur reputando inaccettabili alcuni aspetti dei popoli visitati, cerco sempre di contestualizzarli all'interno del mondo del quale sono il frutto.
L'approccio alle genti che incontro, e a maggior ragione al mondo naturale, è improntato al più profondo rispetto.
Ciò che vediamo non è che la superficie ma ciò che fotografiamo è molto di più.
Una buona foto esprime un mondo.
Il mio rapporto con la natura è il rapporto con qualcuno che ti sorprende sempre senza deluderti mai... un mondo di cui noi esseri umani facciamo parte senza essere indispensabili.
L'esperienza frutto del lavoro di anni, unita alla sensibilità, all'attenzione e all'entusiasmo, mi danno la libertà di operare senza mai eccedere nell'elaborazione delle fotografie; il mio lavoro consiste nel lasciar parlare le immagini. Non sono altro che il testimone del mondo che c'è oltre le parole degli uomini.
Ho girato il pianeta e continuo a farlo con profonda gioia e immutato interesse per la natura - mi sento un uomo con la valigia - ma più viaggio e più scopro, sottocasa, poco fuori città, luoghi che in momenti particolari della giornata e in certe situazioni climatiche meritano tutta la mia attenzione e diventano i protagonisti dei miei lavori.
Per quanto il grigio stia soppiantando il verde, sotto i nostri occhi ci sono dei tesori... tesori che vale la pena di sforzarsi a scoprire perché ci riportano alla giusta dimensione dei valori.
Dietro ogni foto c'è un mondo.
Dietro ogni mondo c'è un uomo che quella foto l'ha a lungo immaginata, preparata, studiata e che non appena l'ha inquadrata ha detto: ecco ci siamo!".
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